mercoledì 28 aprile 2010

Expo Shanghai, le ciglia del Padiglione Britannico

In attesa che l'Expo si sposti a Milano nel 2015, ci affacciamo all'Expo di Shanghai 2010, nel Padiglione Britannico.
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“Il nostro compito – spiega l'architetto Thomas Heatherwick – è di far spiccare il padiglione inglese. Abbiamo deciso di raggiungere tale obiettivo realizzando un oggetto straordinario, non riconoscibile nei termini convenzionali, collocato in uno spazio aperto. I visitatori potranno esplorare entrambi a modo loro. Piuttosto che realizzare una chiara immagine pubblicitaria per il Regno Unito, desideriamo per il nostro padiglione riuscire a trasmettere una più profonda comprensione della ricchezza della cultura contemporanea britannica”.

E c'e' riuscito: il padiglione e' un connubio di creatività e innovazione. .. Una struttura di sei piani, rivestita da "ciglia": 60mila fili acrilici trasparenti lunghi 7,5 metri, mossi dal vento ("Their length means they gently sway in response to any wind movement" spiega l'architetto nel suo sito). Le ciglia hanno la funzione di fibre ottiche: durante il giorno, incanalano dentro la luce naturale; durante la notte, e' la luce artificiale degli spazi interni a filtrare, illuminando l'estremita' di ogni filo.

"Better City, Better Life" e' il tema dell'Expo di Shanghai: la Gran Bretagna vuol cosi' riproprorre l'integrazione uomo-natura, ma in modo innovativo e sfruttando le opportunita' offerte dalle tecnologie disponibili. Una Gran Bretagna che si presenta pronta a cogliere le sfide del futuro, nella formulazione delle citta' e oltre.

Il Padiglione Britannico offrira' ai visitatori un luogo dove riposarsi, suonare, fare amicizie e vedere nuove cose - ma soprattutto, un luogo dove conoscere meglio il Regno Unito. Ogni giorno si potra' assistere a performance di artisti britannici, dalla commedia alla danza, teatro, sport, chiusi da una serata musicale.

Veronica Caciagli
Climate Change Officer
British Consulate General Milan

giovedì 22 aprile 2010

22 Aprile - Earth Day 2010

Oggi, 22 aprile 2010, si festeggia la 40esima Giornata della Terra. Risale infatti al 22 aprile 1970 la prima grande manifestazione in difesa del nostro pianeta a cui parteciparono 20 milioni di americani a seguito dell’appello lanciato dal senatore Gaylord Nelson... Da allora l’iniziativa si è diffusa e ingrandita diventando una ricorrenza ufficiale per richiamare l’attenzione sui temi ambientali e promuovere stili di vita più sostenibili. L’edizione 2010 ha raccolto l’adesione di 190 paesi e di oltre un miliardo di persone: numerosi eventi e concerti organizzati nelle principali città del mondo e migliaia di piccole e grandi azioni verdi sono state lanciate da organizzazioni o singoli cittadini.

Numerose iniziative anche in Italia. A Roma il Green Camp2010 organizzato da Sustainab.Italy per sensibilizzare i giovani sui temi della sostenibilità e il concerto a impatto zero organizzato da Nat Geo Music Live al Circo Massimo. A Milano, in piazza San Babila, verranno distribuite gratuitamente da Aveda (casa di prodotti cosmetici) e SiGG delle borracce in alluminio per disincentivare l’uso delle bottigliette di plastica.

L’Earth Day è l’occasione ideale per parlare di cambiamenti climatici. Il premio nobel Al Gore ha lanciato un appello su youtube (Volounteers for Climate Change) in cui invita i cittadini di tutto il mondo a mobilitarsi e a firmare una petizione online per sollecitare il Congresso degli Stati Uniti ad approvare un disegno di legge per il contenimento delle emissioni di gas serra. L’Earth Day Network ha organizzato per domenica 25 aprile, presso il National Mall di Washington, la Climate Rally in cui attori, cantanti e personaggi di rilievo chiederanno al Congresso americano un impegno concreto sul clima.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

lunedì 19 aprile 2010

Europe and North Africa 100% powered by renewable electricity by 2050

On 26th March 2010 the PricewaterhouseCoopers (PWC) published the report “100% Renewable Electricity-
A roadmap to 2050 for Europe and North Africa".
The study, realized in collaboration with Potsdam Institute for Climate Impact Research, the International Institute for Applied Systems Analysis and the European Climate Forum, shows how it is possible to power Europe and North Africa exclusively by renewable electricity by 2050, providing a policy roadmap...
Currently the European power system depends on fossil fuel (55%) and nuclear (30%) electricity, while only 15% of Europe’s power demand is met with renewable sources. A rapid decarbonisation of electricity and more in general of energy sector is necessary if the world wants to limit the effects of global warming. PWC affirms that Europe can face these challenges by developing a regional power system based on a SuperSmart Grid with 100% of electricity coming from renewable sources, in combination with countries in North Africa. A roadmap has been set out to outline the major activities and policies that have to be put in place to achieve this scenario by 2050. The main areas where it is necessary to operate are: Government policy, Investment, Market structure and Infrastructure.

According to the report the technological capability for achieving the 2050 vision is already available: what is needed is political, regulatory and economical efforts. Moreover the most recent economic models show that the costs of transforming the power system may not be as large as previously thought and are expected to decrease. Indeed, once a renewable power system has established, it will provide cost- competitive electricity to Europe and North Africa and decrease their dependency from energy imports.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

mercoledì 14 aprile 2010

Le rinnovabili elettriche in Italia: un approfondimento

Mentre il dibattito nazionale si concentra sulla complessa questione nucleare, il settore dell’energia rinnovabile è in continua evoluzione ed espansione. Il 23 marzo 2010, in occasione della presentazione dell’ultimo Rapporto Comuni Italiani Rinnovabili di Legambiente (per un approfondimento vedi l’articolo di Federica Gasbarro, Comuni italiani, laboratorio della rivoluzione energetica nazionale), il Gestore Servizi Energetici (GSE) ha presentato i dati relativi all’andamento delle rinnovabili elettriche negli ultimi 10 anni.

Ecco in sintesi i dati più significativi...

Nel 2000 la produzione lorda di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili (FER) ammontava a 50.988 GWh ed era così ripartita: 87% idrica, 9% geotermica, 3% da biomasse e rifiuti biodegradabili, 1% eolica. La produzione da rinnovabili (RES) costituiva il 15,1% del consumo interno lordo di elettricità (CIL).

Nel 2009 la produzione lorda da FER è aumentata del 29,5% (66.018 GWh) e mostra una diversa ripartizione: 72% idrica, 8% geotermica, 10% da biomasse e rifiuti biodegradabili, 9% eolica e 1% fotovoltaico. Il rapporto RES/CIL è del 18,8%.
I dati mostrano come l’aumento della produzione da FER sia principalmente dovuto al forte sviluppo dell’ eolico e del settore delle biomasse/rifiuti. Si registra inoltre, un minore ma significativo sviluppo del fotovoltaico.

Eolico - la potenza cumulata è passata dai 1.127 MW del 2004 ai 4.850 MW del 2009: + 330% . A fine 2008 gli impianti installati erano 242 con una forte presenza nel Sud Italia, in particolare nella provincia di Foggia (19,8% degli impianti).
Biomasse e rifiuti - la potenza cumulata è passata dai 685 MW del 2000 ai 1.905 MW del 2009: + 178%. A fine 2008 gli impianti installati erano 3.521.
Fotovoltaico - la potenza cumulata è passata dai 9,6 MW del 2006 ai 1.149 MW del 2009: + 11.800% A fine 2009 gli impianti i installati erano 72.663 distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La Direttiva 2009/28 CE sulla promozione dell’uso dell’energia elettrica da fonti rinnovabili stabilisce come obiettivo globale dell'Unione Europea il raggiungimento di una quota pari almeno al 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Ogni Stato membro ha un proprio obiettivo: all'Italia è stata attribuita una quota del 17%. Secondo il GSE le rinnovabili elettriche possono dare un forte contributo all'obiettivo 2020 per l'Italia arrivando a soddisfare il 25-30% del fabbisogno elettrico. Affinchè questo scenario si realizzi occorre una politica degli incentivi più chiara e più efficace, delle Linee Guida per facilitare e omologare le procedure autorizzative ed, infine, un piano straordinario per potenziare la rete di trasmissione e distribuzione dell'energia rinnovabile.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

venerdì 9 aprile 2010

Galles: nasce la prima autostrada “a idrogeno”

Il Galles, regione all’avanguardia nello sviluppo eco-sostenibile, ha approvato la creazione della prima autostrada “a idrogeno” del mondo. Il progetto, denominato Cymrus-H2Wales, prevede la realizzazione di un tratto autostradale interamente dotato di impianti per la ricarica delle vetture elettriche e di stazioni di rifornimento per i mezzi ad idrogeno, gas naturale e bio-metano. L'iniziativa ha, inoltre, come obiettivo lo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di idrogeno e la progettazione di nuove tipologie di motori a idrogeno.




Nasce in Galles la prima autostrada “a idrogeno”

marzo 24, 2010

Un’autostrada che al posto delle pompe di benzina avrà distributori di idrogeno, gas e stazioni per la ricarica di batteria elettriche. È questa la nuova iniziativa per lo sviluppo ecosostenibile che sta per prendere il via in Galles. L’assemblea parlamentare gallese ha infatti avviato un progetto che renderà l’autostrada M4, che collega Swansea, Cardiff e Newport, nel sud della Regione, la prima “autostrada a idrogeno” del Paese entro il 2015, ricevendo così lo status di Low Carbon Economic Area (LCEA) per lo sviluppo di iniziative verdi.
Il progetto, denominato Cymru-H2Wales, prevede la realizzazione di impianti per la ricarica delle vetture elettriche e di stazioni di rifornimento per i mezzi ad idrogeno, gas naturale e bio-metano. Il focus di Cymru-H2Wales, che creerà 63 nuovi posti di lavoro in Galles, sarà concentrato sullo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di idrogeno: l’idea è di ricavarlo sia da fonti rinnovabili di energia sia per via biologica attraverso l’uso di batteri, contribuendo inoltre alla progettazione di nuove tipologie di motori a idrogeno per le autovetture.
Partner dell’iniziativa sarà l’Università di Glamorgan che ha ricevuto dall’assemblea parlamentare gallese un finanziamento record di 6,3 miliardi di sterline. L’ateneo è all’avanguardia per lo sviluppo di tecnologie eco-compatibili relative all’utilizzo dell’idrogeno grazie a un centro di ricerca dedicato, tra i maggiori al mondo, che nel 2008 ha sviluppato un prototipo di autobus ibrido per il trasporto pubblico (chiamato Tribrid) alimentato a idrogeno e batterie elettriche.
Cymru-H2Wales rappresenta un ulteriore esempio dell’avanguardia del Galles nell’eco-sostenibilità grazie alla presenza di infrastrutture dedicate e al network di supporto pubblico alle imprese fornito dallo Stato e da IBW (International Business Wales), l’ente per l’internazionalizzazione del Galles. Complessivamente, in Galles sono più di 150.000 le persone impiegate nel settore delle tecnologie sostenibili, che rappresenta il 3% del PIL complessivo del Regno Unito e il 9% delle esportazioni totali del Paese.

Benedetta Musso

martedì 6 aprile 2010

Rinnovabili: previsti più di 60.000 nuovi posti di lavoro grazie agli obiettivi UE 2020.

Il 23 marzo 2010 l’ Osservatorio Energia Ires-Cgil ha presentato una ricerca intitolata: Lotta ai Cambiamenti Climatici e Fonti Rinnovabili: Gli investimenti, le ricadute Occupazionali, le Nuove Professionalità. Secondo lo studio gli obiettivi UE 2020 sull’energia porteranno, in Italia, almeno 60mila nuovi posti di lavoro e un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro. Affinché si realizzino tali promettenti prospettive risulta necessario risolvere i problemi che le rinnovabili incontrano nel nostro paese: normativa e incentivi incerti e una rete inadeguata.

Un articolo di Giulio Meneghello, Qualenergia.it


Rinnovabili e occupazione verso il 2020

Perseguire gli obiettivi Ue sull'energia porterà almeno 60mila nuovi posti di lavoro in Italia, sottolinea uno studio Ires-Cgil. Ma ci sono stime anche più ottimistiche: fino a 250mila nuovi occupati. Perché si avverino occorre risolvere i problemi che le rinnovabili incontrano nel nostro paese: normativa e incentivi incerti e una rete inadeguata.
Gli obiettivi Ue 2020 sull’energia significano per l’Italia almeno 60mila posti di lavoro in più, addirittura 250 mila nelle stime più ottimistiche. Che la green economy faccia bene all’occupazione non è certo una novità, tanto che molti governi, Usa in testa, l’hanno scelta come via principale per uscire da questa crisi.
Ieri, a due mesi dalla scadenza entro cui il nostro paese dovrà comunicare all’UE il piano nazionale per per gli obiettivi 2020, l’Osservatorio Energia Ires-Cgil ha presentato un nuovo studio che sintetizza le ricadute sul mercato del lavoro italiano che efficienza energetica e rinnovabili stanno avendo ed avranno (vedi allegato).

Mentre in tutto il paese sono sempre di più le aziende che chiudono o fermano la produzione, con le ovvie conseguenze sociali, il settore dell’energia, si scopre, in controtendenza, che continua la sua crescita. Nell’ultimo anno le imprese energetiche sono cresciute del 16,8% dopo essere aumentate del 12% l’anno precedente (del 20% considerando quelle gestite da donne). Nel Lazio nel corso del 2009 sono più che raddoppiate (+126%), in Puglia le imprese energetiche sono cresciute del 20%, nelle Marche del 19, in Basilicata del 18, in Emilia Romagna del 15%. Complessivamente nell’ultimo anno il numero delle imprese del settore è cresciuto di 700 unità, un fenomeno – si spiega - dovuto non solo all’iniziativa dei grandi operatori quali Enel, Edison, Sorgenia, ecc., ma ai numerosi nuovi entranti che vanno da imprese di media dimensione, a tante aziende piccole e artigianali, fino a quelle familiari.

Incoraggianti sono anche le prospettive verso il 2020. Lo studio Ires-Cgil mostra le potenzialità di sviluppo delle fonti rinnovabili presenti a livello nazionale e nelle regioni del Mezzogiorno, a partire dallo sviluppo della geotermia in Campania, del solare, dell’eolico e delle biomasse. Il contributo netto all’incremento occupazionale diretto da oggi al 2020 è di 9.000 unità solo nel Sud e a livello nazionale dovrebbe raggiungere 12.000 unità nette permanenti. Se consideriamo anche l’ occupazione indiretta e quella temporanea, secondo le proiezioni IRES, si raggiungerà al 2020 la cifra di 60.500 nuovi posti di lavoro.

Accanto alle proprie, Ires-Cgil fa una sintesi delle varie stime che sono finora circolate in merito all’impatto sull’occupazione. Alcune sono addirittura più ottimistiche. Il GSE e il gruppo di ricerca su economia e politiche ambientali della Bocconi (Iefe), ad esempio, prevedono che i nuovi occupati in rinnovabili, efficienza energetica e indotto da qui al 2020 arrivino a 250mila, la maggior parte dei quali (100mila) nella filiera delle biomasse, seguite da eolico (77.500) e fotovoltaico. Secondo l’ultimo studio della Commissione europea, Employ-Res, gli impiegati diretti e indiretti in Italia al 2020 saranno 120mila. Qualora si consideri il dato al netto dei posti di lavoro che si perderanno nei settori delle fonti fossili l’aumento di occupazione previsto oscilla tra le 67.500 unità previste da Astra e le 97.500 unità previste da Nemesis.

Come mai le stime di Ires-Cgil sono meno ottimistiche rispetto a quelle degli altri? “Se le policy per l’accelerazione dell’accumulazione di capitale nelle rinnovabili non sono accompagnate anche da un avanzamento tecnologico (innovazioni, ricerca e sviluppo), l’impatto netto delle politiche incentivanti sull’occupazione può essere inferiore a quanto stimato dagli altri modelli.” In termini di valore aggiunto il centro studi stima che l’industria italiana potrà realizzare un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci anni.

“Tuttavia - si sottolinea - per valori inferiori a 3,5/4 miliardi di euro l’anno, dall’analisi dei dati emerge che la dinamica della produttività non appare sufficiente a garantire l’autonomo e duraturo sviluppo del settore. Resta quindi centrale il ruolo che giocano gli incentivi, a partire da quelli riguardanti il fotovoltaico. L’approvazione da parte del governo del nuovo conto energia e delle linee guida nazionali riguardanti gli iter autorizzativi restano fattori determinanti a garanzia della continuità dell’attuale fase di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”. Come pure centrale è il problema rete “la realizzazione di reti intelligenti - le cosiddette smart grid - comporterà in Italia investimenti stimati attorno a 1,5 miliardi di euro. Anche in questo caso le ricadute occupazionali attese potrebbero risultare molto consistenti.”


GM
24 marzo 2010