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venerdì 5 febbraio 2010

Com'e' finita? - Part V: Gli impegni dell'Accordo di Copenhagen, nella direzione giusta?*

61 Paesi, tra cui l'Europa e i suoi 27 Stati membri, Cina e Stati Uniti, hanno mantenuto la promessa di sottoporre i propri target di mitigazione delle emissioni a medio termine (2020), come previsto dall’Accordo di Copenhagen. Insieme, questi Paesi sono responsabili del 78% delle emissioni globali. Eccoli qua.

I Paesi Industrializzati: conferma delle offerte condizionate e una new entry

I Paesi industrializzati confermano gli impegni dichiarati a Copenhagen, come risultano ad oggi dal sito dell'UNFCCC ("Appendix I, Quantified economy-wide emissions targets for 2020").

L’Unione Europea conferma una riduzione del 20% al 2020, lasciando l’incremento al 30% come opzione in caso di un accordo piu’ ambizioso da concludere in seguito. La Norvegia va oltre, impegnandosi al taglio incondizionato dei gas serra del 30%, che potrebbe arrivare fino al 40% nell’ambito si un successivo protocollo internazionale. La Croazia, in vista della sua annessione all’Unione Europea, si pone un obiettivo temporaneo di riduzione delle emissioni del 5%, che sara’ rivisto in linea con lo sforzo di mitigazione europeo. La Russia offre un -15% incondizionato, soggetto ad aumento al -25% a condizione che i crediti derivanti dalle sue foreste possano contribuire a raggiungere l’obiettivo e che, naturalmente, cio’ avvenga nel quadro di un accordo tra i maggiori Paesi emittenti.

Dall’altro lato dell’oceano, Stati Uniti e Canada si allineano, promettendo una riduzione del 17% rispetto al 2005, ma soggetta ad approvazione della legge sulle emissioni di gas serra negli Stati Uniti. Visto che le emissioni statunitensi sono cresciute nel periodo 1990-2005, l’obiettivo corrisponde in realta’ a un meno 4% se riportato all’anno base 1990. Nonostante questo primo traguardo sia decisamente minore rispetto all’impegno europeo, gli Stati Uniti si dichiarano anche pronti a impegnarsi a una riduzione del 30% entro il 2025 (circa 15% rispetto al 1990), del 42% entro il 2030 (33% al 1990), fino ad arrivare al meno 83% al 2050 (-80%).

Il Giappone del nuovo primo Ministro Hotoyama conferma la propria disponibilita’ a una riduzione del 25% rispetto al 1990, ma nell’ambito di un trattato “equo ed efficace”. L’Australia nicchia, con un’offerta di riduzione minima del 5% rispetto al 2000, ma che potrebbe arrivare al 15% o anche al 25% (sempre rispetto al 2000) se ci sara’ un impegno reale a stabilizzare le emissioni a 450 ppm (450 parti per milione, limite considerato massimo dalla comunita’ scientifica per limitare le probabilita’ di un aumento della temperatura globale di piu’ di 2 gradi centigradi). La Nuova Zelanda “si prepara a prendere responsabilita’ dei target di riduzione tra il 10 e il 20%, se ci sara’ un accordo globale completo”, collocando il mondo su un percorso tale da limitare l’aumento della tempratura a non piu’ di 2 gradi, con una divisione equa e comparabile degli sforzi di riduzione; inoltre dovranno essere contabilizzati equamente i crediti da attivita’ di forestazione e cambio del suolo e si dovra’ far ricorso al mercato dei crediti di riduzione della CO2 per diminuire i costi globali di abbattimento dei gas serra.

Una new entry tra gli Stati con target di riduzione e’ il Kazakhstan: aveva gia’ chiesto e ottenuto di esssere compreso nella lista dei Paesi Annex I del Protocollo di Kyoto (ovvero dei Paesi Industrializzati con obblighi di riduzione delle emissioni). Adesso offre di contribuire allo sforzo mondiale, con una riduzione delle proprie emissioni incondizionata del 15% rispetto al 1992.

I Paesi Emergenti: azioni di mitigazione e alcune concessioni cinesi

I Paesi Emergenti confermano la propria disponibilita’ ad adottare delle misure interne di mitigazione delle emissioni, comunque nel rispetto dell principio di “responsabilita’ comune ma differenziata” della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Ricordano che l’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera e’ stato causato finora dai Paesi Industrializzati che, quindi, devono adesso dare un contributo maggiore alla lotta al global warming, anche in termini economici.

La Cina conferma l’impegno di ridurre la propria intensita’ energetica (rapporto tra emissioni di CO2 e PIL) del 40-45% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, che corrisponde in realta’ a una piccola variazione rispetto allo scenario “Business As Usual”. A questo obiettivo, gia’ dichiarato prima di Copenhagen, aggiunge pero’ due importanti novita’. In primis l’incremento della quota di energia da fonte non fossile al 15% entro il 2020 (energia primaria consumata): attualmente la percentuale e’ invece del 9% (fonte Reuters, April 2009). Inoltre, offre un aumento dell’area forestata di 40 milioni di ettari rispetto ai livelli del 2005, corrispondenti a un incremento della capacita’ di assorbimento delle foreste di circa 560 milioni di CO2/anno – una quantita’ maggiore delle emissioni annue italiane.

L’India, pur con un consistente piano sulle energie rinnovabili, offre un impegno piu’ modesto: ridurre l’intensita’ energetica del 20-25% entro il 2020 rispetto al 2005. Invece l’Indonesia risulta piu’ proattiva, con la proposta di un taglio del 26% rispetto allo scenario Business As Usual, da raggiungere attraverso le sette misure previste nel Piano Nazionale indonesiano: dall’energia rinnovabile a interventi di efficienza energetica e forestazione.

Il Brasile espone nella propria lettera all’UNFCCC una serie di azioni atte ad arrivare a una riduzione delle emissioni quantificate dal 36,1 al 38,9% entro il 2020 rispetto allo scenario ”Business as usual”, ovvero il livello di emissioni che il Brasile raggiungerebbe al 2020 senza politiche correttive. Il Messico ha recentemente adottato un Programma Speciale per il Cambiamento Climatico: mira a una riduzione del 30% delle emissioni rispetto allo scenario Business as usual, subordinato all’ottenimento di un supporto adeguato dai Paesi industrializzati. Inoltre, dichiara un impegno incondizionato di abbattimento di 51 milioni di tonnellate di CO2eq entro il 2012.

La lista completa delle azioni dei Paesi Emergenti comprende altri 20 Paesi ed e’ disponibile nel sito dell’UNFCCC (“Appendix II - Nationally appropriate mitigation actions of developing country Parties”), che rende pubbliche anche le dichiarazioni di associazione all’Accordo di Copenhagen.



... Ancora ne dovra’ essere fatta di strada per arrivare a un accordo vincolante capace di limitare l’aumento delle temperature mondiali ai 2 gradi centigradi. Ma siamo nella direzione giusta.
Veronica Caciagli
Climate Change Officer
British Consulate General Milan

*Articolo pubblicato su Greennews.info.

giovedì 17 dicembre 2009

16 December - Agreement on $3.5bn funding for deforestation

Agreement on $3.5bn initial funding for deforestation

Australia, France, Japan, Norway, the United Kingdom, and the United States have today collectively agreed in the context of an ambitious and comprehensive outcome in Copenhagen to dedicate USD3.5bn as initial public finance towards slowing, halting and eventually reversing deforestation in developing countries.

A joint statement follows...
'Actions to reduce emissions from forests can help to stabilize our climate, support livelihoods, provide biodiversity conservation, and promote economic development. As part of an ambitious and comprehensive deal, we recognise the significant role of international public finance in supporting developing countries’ efforts to slow, halt and eventually reverse deforestation. With this in mind, we collectively dedicate USD3.5 billion of fast-start climate change financing for ‘REDD+’ over the 2010 to 2012 period. We regard this as an initial investment in developing countries that put forward ambitious REDD+ plans and that achieve forest emission reductions according to their respective capabilities. We collectively commit to scaling up our finance thereafter in line with opportunities and the delivery of results. We invite other donors to join us in this effort to make early action on REDD+ a reality.'

UK Prime Minister Gordon Brown said:

'Deforestation accounts for almost a fifth of global emissions, and the forests of the rainforest nations provide a global service in soaking up the pollution of the world.

'Unless action is taken, these forests could be lost forever, impacting not only the global climate but on the livelihoods of 90% of the 1.2 billion people living in extreme poverty who rely on forest resources for their survival.

'An agreement to slow, halt and eventually reverse deforestation has to be central to the outcome here in Copenhagen. Around $25 billion over the period of 2010-15 is needed to cut deforestation rates in developing countries by 25% by 2015. Developed countries should provide the majority of this, supporting rainforest countries’ own efforts.

'This collective fast start effort is a very significant building block towards that. The UK’s contribution to this initial effort is $480million, part of the overall UK fast start package I announced last week.

'I will be putting every possible effort into strengthening the collective effort and working with all nations to reach the most ambitious climate deal.'

UK GOVERNMENT PRESS NOTICE, visit http://www.actoncopenhagen.decc.gov.uk/.