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giovedì 10 novembre 2011

Vent'anni di negoziati sul clima in arrivo a Durban

Articolo pubblicato da LaStampa.it in collaborazione con Greenews.info.

“Durban è un'opportunità importante per fare progressi, ma non è la fine della strada”. A venti giorni dall'avvio delle negoziazioni sul clima di Durban, la Commissaria Europea per il Clima Connie Hedegaard mette le mani avanti sui possibili esiti del summit, affermando che “l'Europa deve essere in una posizione di definire una road map chiara e una tempistica, ma da sola non può avere la risposta per i cambiamenti climatici.”

sabato 17 settembre 2011

Fotovoltaico: dal boom 2010 all’impasse 2011. E poi?


Al SolarTech della fiera Zeroemission, che si è aperto mercoledì a Roma, quest’anno si respira un’aria diversa rispetto al passato. I sentimenti sono contrastanti, come pure gli scenari futuri. Vittorio Della Chiesa dell’Energy e Strategy Group del Politecnico di Milanoapre la conferenza inaugurale annunciando il superamento della soglia dei 10 GW di potenza installata, risultato raggiunto la settimana scorsa. Ma, pur di fronte all’evidenza di una rapida e significativa crescita, gli operatori del settore percepiscono una situazione di stallo del sistema

Il settore fotovoltaico sconta ancora l’incertezza normativa del devastante Decreto Romani di marzo, che poneva termine al III Conto Energia senza definire le regole del IV Conto (entrato poi in vigore da giugno) e bloccando quindi, de facto, il settore fino all’uscita del nuovo decreto. Lo scenario, secondo Della Chiesa, è di cauto ottimismo, misto a un’attesa (prudentemente preoccupata) per il futuro.

mercoledì 23 marzo 2011

Decreto rinnovabili: la voce degli “stranieri”. Intervista a Andrea Sasso, Edf Enr Solare

Da Greenews.info, articolo del 14 marzo.

Con il Decreto Romani, il settore fotovoltaico ha ricevuto una pesante battuta d’arresto dal governo, seminando incertezza tra gli investitori e tra gli operatori. Abbiamo chiesto l’opinione di Andrea Sasso, amministratore delegato di Edf Enr Solare, joint venture italo-francese, nata da E++, storica azienda di proprietà della famiglia Sasso, e Edf Enr, la società del colosso francese che si occupa di energie rinnovabili.

D) Ing. Sasso, come valuta il decreto Romani? C’è uno scollamento tra la politica e la realtà di quanti si occupano concretamente di rinnovabili?

R) Diciamo che su quest’ultimo decreto è scappata un po’ la mano al governo… La politica in Italia ha questo brutto vizio: di essere completamente staccata dalla realtà. Ricordiamo che il fotovoltaico ha generato nel solo 2010 40 miliardi di Euro, un settore in crescita in tempo di crisi. Lo scorso anno il fotovoltaico ha prodotto qualcosa come 2 punti di PIL: senza il fotovoltaico avremmo avuto un PIL negativo.

lunedì 28 giugno 2010

Social value of the Italian energy industry

Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) has just published the report “Il valore sociale dell’industria energetica italiana - The social value of Italian Energy industry” which aims to point out the social benefits of the Italian energy sector.

The analysis of the different production chains shows a dynamic and profitable sector. The energy industry results to be one of the major productive sector of the Italian economic system in terms of employment (about 118,000 qualified workers and other 80,000 of the linked industries); annual turnover (over 230 billion of euro); direct investments (16 billion of euro per year) and specialized product and service linked industries; quality (new technologies and approaches) and tax revenue for the Government. The report shows also how national energy mix is changing:even if fossil fuels are still prevailing, natural gas and renewable sources are increasing with a respective share of 36.4% and 8.9% in 2008 compared to 21% and 5.7% in 1990. In 2008, renewable sources represented 16.7% of the electric production: 12.1% from hydroelectric power, 4.5% from biomass, geothermal and wind power (about 1.5% each one) and 0.1% from photovoltaic power. The wind and photovoltaic sectors result to be the more dynamic in terms of increase of installed power (wind: +81% in 2001-2008) and annual investments (1.8 and 2.4 billions of euro).

The second part of the report underlines the efforts of the energy sector to minimize negative externalities by improving its social and environmental performances. Environmental issues have been integrated into the industries’ strategies by both “immaterial” (management, education and communication activities) and “material” (technology solutions and impacts mitigation or offsetting) actions.
Considering the great value of the energy industry, the authors of the report judge as crucial a proper management of the main risks connected to it: the lack of long-term energy policies could limit the development of the sector, loosing the human and technological know-how acquired till today. Moreover, local conflicts and the complexity of bureaucracy could discourage investments. A collective effort is needed in order to preserve and improve the energy sector and its social benefits.


Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

lunedì 19 aprile 2010

Europe and North Africa 100% powered by renewable electricity by 2050

On 26th March 2010 the PricewaterhouseCoopers (PWC) published the report “100% Renewable Electricity-
A roadmap to 2050 for Europe and North Africa".
The study, realized in collaboration with Potsdam Institute for Climate Impact Research, the International Institute for Applied Systems Analysis and the European Climate Forum, shows how it is possible to power Europe and North Africa exclusively by renewable electricity by 2050, providing a policy roadmap...
Currently the European power system depends on fossil fuel (55%) and nuclear (30%) electricity, while only 15% of Europe’s power demand is met with renewable sources. A rapid decarbonisation of electricity and more in general of energy sector is necessary if the world wants to limit the effects of global warming. PWC affirms that Europe can face these challenges by developing a regional power system based on a SuperSmart Grid with 100% of electricity coming from renewable sources, in combination with countries in North Africa. A roadmap has been set out to outline the major activities and policies that have to be put in place to achieve this scenario by 2050. The main areas where it is necessary to operate are: Government policy, Investment, Market structure and Infrastructure.

According to the report the technological capability for achieving the 2050 vision is already available: what is needed is political, regulatory and economical efforts. Moreover the most recent economic models show that the costs of transforming the power system may not be as large as previously thought and are expected to decrease. Indeed, once a renewable power system has established, it will provide cost- competitive electricity to Europe and North Africa and decrease their dependency from energy imports.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

mercoledì 14 aprile 2010

Le rinnovabili elettriche in Italia: un approfondimento

Mentre il dibattito nazionale si concentra sulla complessa questione nucleare, il settore dell’energia rinnovabile è in continua evoluzione ed espansione. Il 23 marzo 2010, in occasione della presentazione dell’ultimo Rapporto Comuni Italiani Rinnovabili di Legambiente (per un approfondimento vedi l’articolo di Federica Gasbarro, Comuni italiani, laboratorio della rivoluzione energetica nazionale), il Gestore Servizi Energetici (GSE) ha presentato i dati relativi all’andamento delle rinnovabili elettriche negli ultimi 10 anni.

Ecco in sintesi i dati più significativi...

Nel 2000 la produzione lorda di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili (FER) ammontava a 50.988 GWh ed era così ripartita: 87% idrica, 9% geotermica, 3% da biomasse e rifiuti biodegradabili, 1% eolica. La produzione da rinnovabili (RES) costituiva il 15,1% del consumo interno lordo di elettricità (CIL).

Nel 2009 la produzione lorda da FER è aumentata del 29,5% (66.018 GWh) e mostra una diversa ripartizione: 72% idrica, 8% geotermica, 10% da biomasse e rifiuti biodegradabili, 9% eolica e 1% fotovoltaico. Il rapporto RES/CIL è del 18,8%.
I dati mostrano come l’aumento della produzione da FER sia principalmente dovuto al forte sviluppo dell’ eolico e del settore delle biomasse/rifiuti. Si registra inoltre, un minore ma significativo sviluppo del fotovoltaico.

Eolico - la potenza cumulata è passata dai 1.127 MW del 2004 ai 4.850 MW del 2009: + 330% . A fine 2008 gli impianti installati erano 242 con una forte presenza nel Sud Italia, in particolare nella provincia di Foggia (19,8% degli impianti).
Biomasse e rifiuti - la potenza cumulata è passata dai 685 MW del 2000 ai 1.905 MW del 2009: + 178%. A fine 2008 gli impianti installati erano 3.521.
Fotovoltaico - la potenza cumulata è passata dai 9,6 MW del 2006 ai 1.149 MW del 2009: + 11.800% A fine 2009 gli impianti i installati erano 72.663 distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La Direttiva 2009/28 CE sulla promozione dell’uso dell’energia elettrica da fonti rinnovabili stabilisce come obiettivo globale dell'Unione Europea il raggiungimento di una quota pari almeno al 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Ogni Stato membro ha un proprio obiettivo: all'Italia è stata attribuita una quota del 17%. Secondo il GSE le rinnovabili elettriche possono dare un forte contributo all'obiettivo 2020 per l'Italia arrivando a soddisfare il 25-30% del fabbisogno elettrico. Affinchè questo scenario si realizzi occorre una politica degli incentivi più chiara e più efficace, delle Linee Guida per facilitare e omologare le procedure autorizzative ed, infine, un piano straordinario per potenziare la rete di trasmissione e distribuzione dell'energia rinnovabile.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

venerdì 9 aprile 2010

Galles: nasce la prima autostrada “a idrogeno”

Il Galles, regione all’avanguardia nello sviluppo eco-sostenibile, ha approvato la creazione della prima autostrada “a idrogeno” del mondo. Il progetto, denominato Cymrus-H2Wales, prevede la realizzazione di un tratto autostradale interamente dotato di impianti per la ricarica delle vetture elettriche e di stazioni di rifornimento per i mezzi ad idrogeno, gas naturale e bio-metano. L'iniziativa ha, inoltre, come obiettivo lo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di idrogeno e la progettazione di nuove tipologie di motori a idrogeno.




Nasce in Galles la prima autostrada “a idrogeno”

marzo 24, 2010

Un’autostrada che al posto delle pompe di benzina avrà distributori di idrogeno, gas e stazioni per la ricarica di batteria elettriche. È questa la nuova iniziativa per lo sviluppo ecosostenibile che sta per prendere il via in Galles. L’assemblea parlamentare gallese ha infatti avviato un progetto che renderà l’autostrada M4, che collega Swansea, Cardiff e Newport, nel sud della Regione, la prima “autostrada a idrogeno” del Paese entro il 2015, ricevendo così lo status di Low Carbon Economic Area (LCEA) per lo sviluppo di iniziative verdi.
Il progetto, denominato Cymru-H2Wales, prevede la realizzazione di impianti per la ricarica delle vetture elettriche e di stazioni di rifornimento per i mezzi ad idrogeno, gas naturale e bio-metano. Il focus di Cymru-H2Wales, che creerà 63 nuovi posti di lavoro in Galles, sarà concentrato sullo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di idrogeno: l’idea è di ricavarlo sia da fonti rinnovabili di energia sia per via biologica attraverso l’uso di batteri, contribuendo inoltre alla progettazione di nuove tipologie di motori a idrogeno per le autovetture.
Partner dell’iniziativa sarà l’Università di Glamorgan che ha ricevuto dall’assemblea parlamentare gallese un finanziamento record di 6,3 miliardi di sterline. L’ateneo è all’avanguardia per lo sviluppo di tecnologie eco-compatibili relative all’utilizzo dell’idrogeno grazie a un centro di ricerca dedicato, tra i maggiori al mondo, che nel 2008 ha sviluppato un prototipo di autobus ibrido per il trasporto pubblico (chiamato Tribrid) alimentato a idrogeno e batterie elettriche.
Cymru-H2Wales rappresenta un ulteriore esempio dell’avanguardia del Galles nell’eco-sostenibilità grazie alla presenza di infrastrutture dedicate e al network di supporto pubblico alle imprese fornito dallo Stato e da IBW (International Business Wales), l’ente per l’internazionalizzazione del Galles. Complessivamente, in Galles sono più di 150.000 le persone impiegate nel settore delle tecnologie sostenibili, che rappresenta il 3% del PIL complessivo del Regno Unito e il 9% delle esportazioni totali del Paese.

Benedetta Musso

martedì 6 aprile 2010

Rinnovabili: previsti più di 60.000 nuovi posti di lavoro grazie agli obiettivi UE 2020.

Il 23 marzo 2010 l’ Osservatorio Energia Ires-Cgil ha presentato una ricerca intitolata: Lotta ai Cambiamenti Climatici e Fonti Rinnovabili: Gli investimenti, le ricadute Occupazionali, le Nuove Professionalità. Secondo lo studio gli obiettivi UE 2020 sull’energia porteranno, in Italia, almeno 60mila nuovi posti di lavoro e un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro. Affinché si realizzino tali promettenti prospettive risulta necessario risolvere i problemi che le rinnovabili incontrano nel nostro paese: normativa e incentivi incerti e una rete inadeguata.

Un articolo di Giulio Meneghello, Qualenergia.it


Rinnovabili e occupazione verso il 2020

Perseguire gli obiettivi Ue sull'energia porterà almeno 60mila nuovi posti di lavoro in Italia, sottolinea uno studio Ires-Cgil. Ma ci sono stime anche più ottimistiche: fino a 250mila nuovi occupati. Perché si avverino occorre risolvere i problemi che le rinnovabili incontrano nel nostro paese: normativa e incentivi incerti e una rete inadeguata.
Gli obiettivi Ue 2020 sull’energia significano per l’Italia almeno 60mila posti di lavoro in più, addirittura 250 mila nelle stime più ottimistiche. Che la green economy faccia bene all’occupazione non è certo una novità, tanto che molti governi, Usa in testa, l’hanno scelta come via principale per uscire da questa crisi.
Ieri, a due mesi dalla scadenza entro cui il nostro paese dovrà comunicare all’UE il piano nazionale per per gli obiettivi 2020, l’Osservatorio Energia Ires-Cgil ha presentato un nuovo studio che sintetizza le ricadute sul mercato del lavoro italiano che efficienza energetica e rinnovabili stanno avendo ed avranno (vedi allegato).

Mentre in tutto il paese sono sempre di più le aziende che chiudono o fermano la produzione, con le ovvie conseguenze sociali, il settore dell’energia, si scopre, in controtendenza, che continua la sua crescita. Nell’ultimo anno le imprese energetiche sono cresciute del 16,8% dopo essere aumentate del 12% l’anno precedente (del 20% considerando quelle gestite da donne). Nel Lazio nel corso del 2009 sono più che raddoppiate (+126%), in Puglia le imprese energetiche sono cresciute del 20%, nelle Marche del 19, in Basilicata del 18, in Emilia Romagna del 15%. Complessivamente nell’ultimo anno il numero delle imprese del settore è cresciuto di 700 unità, un fenomeno – si spiega - dovuto non solo all’iniziativa dei grandi operatori quali Enel, Edison, Sorgenia, ecc., ma ai numerosi nuovi entranti che vanno da imprese di media dimensione, a tante aziende piccole e artigianali, fino a quelle familiari.

Incoraggianti sono anche le prospettive verso il 2020. Lo studio Ires-Cgil mostra le potenzialità di sviluppo delle fonti rinnovabili presenti a livello nazionale e nelle regioni del Mezzogiorno, a partire dallo sviluppo della geotermia in Campania, del solare, dell’eolico e delle biomasse. Il contributo netto all’incremento occupazionale diretto da oggi al 2020 è di 9.000 unità solo nel Sud e a livello nazionale dovrebbe raggiungere 12.000 unità nette permanenti. Se consideriamo anche l’ occupazione indiretta e quella temporanea, secondo le proiezioni IRES, si raggiungerà al 2020 la cifra di 60.500 nuovi posti di lavoro.

Accanto alle proprie, Ires-Cgil fa una sintesi delle varie stime che sono finora circolate in merito all’impatto sull’occupazione. Alcune sono addirittura più ottimistiche. Il GSE e il gruppo di ricerca su economia e politiche ambientali della Bocconi (Iefe), ad esempio, prevedono che i nuovi occupati in rinnovabili, efficienza energetica e indotto da qui al 2020 arrivino a 250mila, la maggior parte dei quali (100mila) nella filiera delle biomasse, seguite da eolico (77.500) e fotovoltaico. Secondo l’ultimo studio della Commissione europea, Employ-Res, gli impiegati diretti e indiretti in Italia al 2020 saranno 120mila. Qualora si consideri il dato al netto dei posti di lavoro che si perderanno nei settori delle fonti fossili l’aumento di occupazione previsto oscilla tra le 67.500 unità previste da Astra e le 97.500 unità previste da Nemesis.

Come mai le stime di Ires-Cgil sono meno ottimistiche rispetto a quelle degli altri? “Se le policy per l’accelerazione dell’accumulazione di capitale nelle rinnovabili non sono accompagnate anche da un avanzamento tecnologico (innovazioni, ricerca e sviluppo), l’impatto netto delle politiche incentivanti sull’occupazione può essere inferiore a quanto stimato dagli altri modelli.” In termini di valore aggiunto il centro studi stima che l’industria italiana potrà realizzare un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci anni.

“Tuttavia - si sottolinea - per valori inferiori a 3,5/4 miliardi di euro l’anno, dall’analisi dei dati emerge che la dinamica della produttività non appare sufficiente a garantire l’autonomo e duraturo sviluppo del settore. Resta quindi centrale il ruolo che giocano gli incentivi, a partire da quelli riguardanti il fotovoltaico. L’approvazione da parte del governo del nuovo conto energia e delle linee guida nazionali riguardanti gli iter autorizzativi restano fattori determinanti a garanzia della continuità dell’attuale fase di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”. Come pure centrale è il problema rete “la realizzazione di reti intelligenti - le cosiddette smart grid - comporterà in Italia investimenti stimati attorno a 1,5 miliardi di euro. Anche in questo caso le ricadute occupazionali attese potrebbero risultare molto consistenti.”


GM
24 marzo 2010

lunedì 29 marzo 2010

Comuni italiani, laboratorio della rivoluzione energetica nazionale

L’ultimo Rapporto Comuni Italiani Rinnovabili presentato lo scorso 23 marzo da Legambiente fotografa un’Italia che cresce e che cambia facendosi strada verso un sistema di produzione energetica più sostenibile. Infatti, mentre il dibattito nazionale si e’ arenato su un approccio tradizionale, centralizzato e quantitativo, il territorio mostra dinamicità e slancio verso una rivoluzione energetica decentralizzata e rinnovabile.

Il rapporto ha raccolto i dati dai Comuni e dal GSE e li ha incrociati con quelli delle Regioni, delle Provincie e di altri soggetti e associazioni. La fotografia che ne emerge e’ interessante e incoraggiante...

Infatti "sono 6.993 i Comuni in Italia dove è installato almeno un impianto - precisa il dossier - erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008". Strutture che "stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita: impianti solari fotovoltaici, solari termici, mini idro-elettrici, geotermici ad alta e bassa entalpia, da biomasse e biogas, integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore". In altre parole l’86% dei Comuni italiani. Il risultato e’ che già oggi ci sono diversi Comuni che producono più energia di quanta ne consumano e ciò si riflette positivamente sulla creazione di nuovi posti di lavoro e nuovi servizi, sul benessere e sulla qualità della vita dei cittadini, sulle opportunità di ricerca e via dicendo.

Inoltre il rapporto contiene le mappe del territorio segnalando le aree interessate dalle installazioni di energia rinnovabile e riporta alcuni casi esemplari di Comuni la cui esperienza e’ particolarmente emblematica, ad esempio il Comune di Craco in provincia di Matera, dove e’ stato installato mezzo kW per abitante, e il Comune di Sluderno in provincia di Bolzano "che fonda la sua ricetta di successo su diversi impianti diffusi nel territorio”.


Federica Gasbarro
Climate Change Research Officer
British Consulate Florence

mercoledì 20 gennaio 2010

20 Jan: Italy reaches 20% of renewable energy of electric domestic production

The Italian Economic Development Ministry has published the first official estimates on 2009 renewable energy production and consumption. The report highlights an increase in renewable energy production by 13%, from 58,16 TWh registered at the end of 2008 to roughly 66 TWh at the end of 2009... The solar and photovoltaic sector has registered the highest increase, +400%, from 193 GWh in 2008 to 1.000 GWh in 2009. Wind power has grown by 35%, from 4.861 GWh in 2008 to 6.600 GWh in 2009. Biomass has grown by 10%, from 5.966 GWh in 2008 to roughly 6.500 GWh in 2009. Hydroelectric power has shrunk by 14,4% and geothermal has grown by 4,5%.

Renewable energy currently covers 1/5 of electric energy domestic production (against a 16,5% of 2008).

According to figures produced by Terna (the national grid managing company), electric energy consumption has fallen by 6,7% in 2009, the highest fall registered since 1949 and after-war period, where consumption reached a -9%. The fall was deeper in the first semester (-8,7%), while consumption has recovered in the last part of the year (-4,6%) and reached -2,7% in December 2009. The study also reports an increase in domestic energy production. In December 2009, gas demand was covered by 87,3% by domestic energy and imports shrank by 8,1% with regard to 2008 figures.

Economic Development Minister Claudio Scajola added that “the Government will need to support the energy market for a few more years in order to compensate higher costs and attract investments”.


Barbara Mariani
Climate, Energy and Environment
British Embassy Rome