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giovedì 25 marzo 2010

27 marzo 2010 – è l’Ora della Terra, spegnete gli interruttori

Sabato 27 marzo dalle 20.30 alle 21.30 l’intero pianeta spegnerà le sue luci per un’ora.

E' l'Earth Hour, l’evento mondiale promosso dal WWF. L'iniziativa è alla sua terza edizione e registra un crescente numero di adesioni: in migliaia di città di oltre 120 paesi verranno spenti case, uffici, negozi e grandi monumenti. In Italia più di 80 comuni e grandi città parteciperanno all’evento, tra i grandi monumenti resteranno al buio la Mole Antonelliana, il Castello Sforzesco, Palazzo Vecchio e la Fontana di Trevi.

Il gesto è simbolico, ma il suo significato è di grande importanza: con un semplice click milioni di persone chiederanno ai loro governi un impegno concreto nel combattere gli sprechi energetici e incentivare l’utilizzo di risorse energetiche sostenibili e uno stile di vita a basso consumo di carbonio. A tre mesi dal vertice di Copenhagen, l’iniziativa del WWF ci ricorda che l’attenzione sul problema dei cambiamenti climatici deve rimanere alta.

Francesca Sau
Climate Change Researcher
British Consulate General Milan

lunedì 1 marzo 2010

Accordo di Copenhagen: le prime 100 adesioni degli Stati

Il numero di Stati che hanno firmato l'Accordo di Copenhagen sale a 100. Di questi, piu' di 60 hanno avanzato proposte di obiettivi volontari di riduzione delle emissioni di CO2.

I risultati sono pubblicati nel sito dell'UNFCCC: gli obiettivi di riduzione per i Paesi industrializzati e le azioni di mitigazione per i Paesi emergenti.

venerdì 5 febbraio 2010

Com'e' finita? - Part V: Gli impegni dell'Accordo di Copenhagen, nella direzione giusta?*

61 Paesi, tra cui l'Europa e i suoi 27 Stati membri, Cina e Stati Uniti, hanno mantenuto la promessa di sottoporre i propri target di mitigazione delle emissioni a medio termine (2020), come previsto dall’Accordo di Copenhagen. Insieme, questi Paesi sono responsabili del 78% delle emissioni globali. Eccoli qua.

I Paesi Industrializzati: conferma delle offerte condizionate e una new entry

I Paesi industrializzati confermano gli impegni dichiarati a Copenhagen, come risultano ad oggi dal sito dell'UNFCCC ("Appendix I, Quantified economy-wide emissions targets for 2020").

L’Unione Europea conferma una riduzione del 20% al 2020, lasciando l’incremento al 30% come opzione in caso di un accordo piu’ ambizioso da concludere in seguito. La Norvegia va oltre, impegnandosi al taglio incondizionato dei gas serra del 30%, che potrebbe arrivare fino al 40% nell’ambito si un successivo protocollo internazionale. La Croazia, in vista della sua annessione all’Unione Europea, si pone un obiettivo temporaneo di riduzione delle emissioni del 5%, che sara’ rivisto in linea con lo sforzo di mitigazione europeo. La Russia offre un -15% incondizionato, soggetto ad aumento al -25% a condizione che i crediti derivanti dalle sue foreste possano contribuire a raggiungere l’obiettivo e che, naturalmente, cio’ avvenga nel quadro di un accordo tra i maggiori Paesi emittenti.

Dall’altro lato dell’oceano, Stati Uniti e Canada si allineano, promettendo una riduzione del 17% rispetto al 2005, ma soggetta ad approvazione della legge sulle emissioni di gas serra negli Stati Uniti. Visto che le emissioni statunitensi sono cresciute nel periodo 1990-2005, l’obiettivo corrisponde in realta’ a un meno 4% se riportato all’anno base 1990. Nonostante questo primo traguardo sia decisamente minore rispetto all’impegno europeo, gli Stati Uniti si dichiarano anche pronti a impegnarsi a una riduzione del 30% entro il 2025 (circa 15% rispetto al 1990), del 42% entro il 2030 (33% al 1990), fino ad arrivare al meno 83% al 2050 (-80%).

Il Giappone del nuovo primo Ministro Hotoyama conferma la propria disponibilita’ a una riduzione del 25% rispetto al 1990, ma nell’ambito di un trattato “equo ed efficace”. L’Australia nicchia, con un’offerta di riduzione minima del 5% rispetto al 2000, ma che potrebbe arrivare al 15% o anche al 25% (sempre rispetto al 2000) se ci sara’ un impegno reale a stabilizzare le emissioni a 450 ppm (450 parti per milione, limite considerato massimo dalla comunita’ scientifica per limitare le probabilita’ di un aumento della temperatura globale di piu’ di 2 gradi centigradi). La Nuova Zelanda “si prepara a prendere responsabilita’ dei target di riduzione tra il 10 e il 20%, se ci sara’ un accordo globale completo”, collocando il mondo su un percorso tale da limitare l’aumento della tempratura a non piu’ di 2 gradi, con una divisione equa e comparabile degli sforzi di riduzione; inoltre dovranno essere contabilizzati equamente i crediti da attivita’ di forestazione e cambio del suolo e si dovra’ far ricorso al mercato dei crediti di riduzione della CO2 per diminuire i costi globali di abbattimento dei gas serra.

Una new entry tra gli Stati con target di riduzione e’ il Kazakhstan: aveva gia’ chiesto e ottenuto di esssere compreso nella lista dei Paesi Annex I del Protocollo di Kyoto (ovvero dei Paesi Industrializzati con obblighi di riduzione delle emissioni). Adesso offre di contribuire allo sforzo mondiale, con una riduzione delle proprie emissioni incondizionata del 15% rispetto al 1992.

I Paesi Emergenti: azioni di mitigazione e alcune concessioni cinesi

I Paesi Emergenti confermano la propria disponibilita’ ad adottare delle misure interne di mitigazione delle emissioni, comunque nel rispetto dell principio di “responsabilita’ comune ma differenziata” della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Ricordano che l’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera e’ stato causato finora dai Paesi Industrializzati che, quindi, devono adesso dare un contributo maggiore alla lotta al global warming, anche in termini economici.

La Cina conferma l’impegno di ridurre la propria intensita’ energetica (rapporto tra emissioni di CO2 e PIL) del 40-45% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, che corrisponde in realta’ a una piccola variazione rispetto allo scenario “Business As Usual”. A questo obiettivo, gia’ dichiarato prima di Copenhagen, aggiunge pero’ due importanti novita’. In primis l’incremento della quota di energia da fonte non fossile al 15% entro il 2020 (energia primaria consumata): attualmente la percentuale e’ invece del 9% (fonte Reuters, April 2009). Inoltre, offre un aumento dell’area forestata di 40 milioni di ettari rispetto ai livelli del 2005, corrispondenti a un incremento della capacita’ di assorbimento delle foreste di circa 560 milioni di CO2/anno – una quantita’ maggiore delle emissioni annue italiane.

L’India, pur con un consistente piano sulle energie rinnovabili, offre un impegno piu’ modesto: ridurre l’intensita’ energetica del 20-25% entro il 2020 rispetto al 2005. Invece l’Indonesia risulta piu’ proattiva, con la proposta di un taglio del 26% rispetto allo scenario Business As Usual, da raggiungere attraverso le sette misure previste nel Piano Nazionale indonesiano: dall’energia rinnovabile a interventi di efficienza energetica e forestazione.

Il Brasile espone nella propria lettera all’UNFCCC una serie di azioni atte ad arrivare a una riduzione delle emissioni quantificate dal 36,1 al 38,9% entro il 2020 rispetto allo scenario ”Business as usual”, ovvero il livello di emissioni che il Brasile raggiungerebbe al 2020 senza politiche correttive. Il Messico ha recentemente adottato un Programma Speciale per il Cambiamento Climatico: mira a una riduzione del 30% delle emissioni rispetto allo scenario Business as usual, subordinato all’ottenimento di un supporto adeguato dai Paesi industrializzati. Inoltre, dichiara un impegno incondizionato di abbattimento di 51 milioni di tonnellate di CO2eq entro il 2012.

La lista completa delle azioni dei Paesi Emergenti comprende altri 20 Paesi ed e’ disponibile nel sito dell’UNFCCC (“Appendix II - Nationally appropriate mitigation actions of developing country Parties”), che rende pubbliche anche le dichiarazioni di associazione all’Accordo di Copenhagen.



... Ancora ne dovra’ essere fatta di strada per arrivare a un accordo vincolante capace di limitare l’aumento delle temperature mondiali ai 2 gradi centigradi. Ma siamo nella direzione giusta.
Veronica Caciagli
Climate Change Officer
British Consulate General Milan

*Articolo pubblicato su Greennews.info.

mercoledì 13 gennaio 2010

Com'e' finita? - Part III: Gli Stati dicono...

Molti Stati hanno espresso le loro intenzioni rispetto agli obiettivi che intendono assumersi entro il 31 gennaio. Vediamo come apparirebbero le tabelle negli Appendix I e II dell’Accordo di Copenhagen con le dichiarazioni fatte.


APPENDIX I


Quantified economy-wide emissions targets for 2020

Annex I Parties ----- Emissions Reduction in 2020 ------- Base year
EU ------------------------------------- 20%-30%* --------------- 1990
Australia ------------------------------- 5%, 15-25%* ------------ 2000
Canada --------------------------------- 20% --------------------- 2006
Japan ---------------------------------- 8%**-25% --------------- 1990
Russia --------------------------------- 20-25%* ----------------- 1990
USA ----------------------------------- 17% ---------------------- 2005
Norway -------------------------------- 40% --------------------- 1990

*Conditional to an ambitious agreement.
**Equivalent to -15% below 2005 level.


APPENDIX II

Nationally appropriate mitigation actions of developing country Parties

Non-Annex I ----------------------Actions
Brazil --------------------- Cut 38-42% emissions by 2020; cut illegal deforestation by 80% by 2020.
China --------------------- Cut carbon intensity by 40-45% from 2005 levels by 2020.
India --------------------- 15% renewable energy target by 2020; cut carbon intensity by 20-25% by 2020
South Africa ---------------Cut 32% emissions on business as usual level by 2020; 42% by 2025
South Korea --------------- Cut 4% emissions below 2005 levels by 2020 (equivalent to -30% below business as usual scenario)
Mexico -------------------- Cut 20% emissions on business as usual level
Maldives ------------------ Become carbon neutral by 2020***
Costa Rica ----------------- Become carbon neutral by 2021***

***Carbon neutral countries: these countries are planning to cut their carbon emission of 100%, by reducing their fossil fuel emissions and increasing their carbon sinks (forests). This will result in a zero emissions scenario.
Bastera’ al mondo per scongiurare un aumento della temperature superiore ai 2 gradi centigradi? Secondo il Climate Action Tracker sviluppato da Ecofys questi propositi non sono sufficienti: implementando le attivita' proposte dagli Stati, la concentrazione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera raggiungerebbei 650 ppm entro il 2100, a fronte degli attuali 390 ppm. A tali livelli di concentrazione, la temperatura crescerebbe di almeno 3 gradi, con un 25% delle possibilita’ che l’aumento ecceda i 4 gradi centigradi.

Risulta chiara, quindi, la necessita' di impegni piu' ambiziosi.


Veronica Caciagli
Climate Change Officer
British Consulate General Milan

giovedì 10 dicembre 2009

9 December - UK co-publishes Governance paper

The Governments of the UK and three other countries have put forward ideas on how climate change finance should be raised, disbursed and governed. The joint paper co-written by the UK, Mexico, Australia and Norway provides the substantive detail that is needed to support an overarching commitments on finance and governance that will be made in the final stages of the Copenhagen negotiations.

The paper represents an emerging consensus between the four co-authoring countries about a possible structure for governance but is not the official negotiating position of any individual nations. The paper sets out some core principles, proposes a new climate fund, makes some key practical suggestions about how finance could be governed more generally, and emphasises the importance of private and carbon market finance alongside public finance.

One key issue that the paper discusses is fast-tracking funding – the need to get finance flowing immediately after a politically-binding agreement is signed.

In terms of the UK's position, the Government remains committed to the position set out by the Prime Minister in June:

- Contributing our fair share to climate financing separately from and in addition to our promises on aid and the Millennium Development Goals, as part of an ambitious international agreement;
- Capping existing aid being used to meet climate commitments at 10% and ensuring that all aid is ‘climate sensitive’; and
- Signing up to a European commitment to pay its fair share of global public finance of €22-50bn by 2020 under an ambitious deal.



More information can be found the website Act On Copenhagen.